
Per molti anni una delle pagine più dolorose della storia della Lucania è stata la malaria, una malattia spesso mortale che colpiva soprattutto i bambini. Carlo Levi, nel suo celebre libro Cristo si è fermato a Eboli, racconta la diffusione della malaria ad Aliano, comune vicino, descrivendo una realtà fatta di povertà, sofferenza e isolamento che accomunava molti paesi del territorio.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, lo Stato avviò una vasta e obbligatoria campagna di disinfestazione contro la zanzara Anopheles, responsabile della trasmissione della malattia. I centri abitati venivano trattati sistematicamente e su muri, porte e abitazioni, sia all’interno che all’esterno, venivano apposte scritte con la data dell’intervento, a testimonianza dell’avvenuta disinfestazione.
Oggi, quasi dimenticati, segni e simboli sui muri raccontano quella silenziosa battaglia contro la malaria. In uno dei vicoli del rione Fontanelle è ancora visibile una misteriosa iscrizione: “D.D.T. 1954”. Queste tre lettere indicano il diclorodifeniltricloroetano, un potente insetticida utilizzato all’epoca, e rappresentano gli ultimi resti materiali di una lotta che ha segnato profondamente la storia sanitaria e sociale dell’Italia meridionale.
La scritta non era un semplice graffito, ma una vera e propria certificazione ufficiale: operatori specializzati spruzzavano l’insetticida sulle pareti delle abitazioni per eliminare le zanzare e ridurre il rischio di contagio. Quei numeri e quelle lettere, oggi sbiaditi, fissano sul muro la memoria di un passato non troppo lontano e raccontano la fine di una piaga che aveva inciso duramente sulla vita quotidiana delle comunità locali.
Questa testimonianza urbana rappresenta oggi un segno di progresso e rinascita, un dettaglio storico che arricchisce il patrimonio culturale del territorio e offre al visitatore uno sguardo autentico sulla storia della lotta contro la malaria in Lucania.
